MANCUSO MARCELLO

 

 

 

                                                          RIFLESSIONE

 

 Nella vita siamo impegnati in svariate attività, riceviamo numerosi spunti che a loro volta ci inducono a nuove mosse, un continuo concatenarsi di pensieri e azioni che nuovamente generano eventi e situazioni, lanciando nuovi input.

Il mio lavoro è quello di non fissare una parte scindendola da ogni suo naturale concatenamento, ma di rappresentarla invece nella sua assoluta totalità, una totalità fluida in continuo movimento e trasformazione.

La realtà che rappresento è come una fitta rete di collegamenti, uno seguito dall’altro, in modo perpetuo all’infinito.

La realtà è un perenne processo di mutamento prodotto dallo stato di conflitto all’interno dell’assoluto o conflitto di elementi contrari ( il calore scioglie il ghiaccio, il freddo ghiaccia l’acqua, l’acqua spegne il fuoco, l’umido si asciuga, l’arido si inumidisce, ecc.).

 

 Nella formula riassuntiva di Eraclito tutto scorre incessatamente, e niente si ripete.

Per rappresentare un oggetto o un evento nel proprio e totale significato, si deve prima percepire l’insieme di cui fa parte, perché se visualizzato di per sé finisce per apparire sicuramente con un valore diverso dal reale, dato che senza l’insieme il concetto di parti è privo di significato.

Posso dipingere il sole in modo talmente fotografico da sembrare vero (mimesi), ma se apro lo sguardo, noto che il sole non è una palla infuocata in mezzo al cielo, ma è parte concatenata alla vita e di conseguenza calore, luce, materia, energia, dolore, allegria, vita e morte; quindi il ritratto fotografico del sole fallisce il mio obiettivo, perché per rappresentarlo nel modo più reale possibile, devo cogliere la sua natura, la sua essenza-sostanza, il suo ambiente e la sua totalità.

 

 In conclusione, gli occhi che guardano vicino credono che la realtà è quella che appare, mentre solo gli occhi che osservano in profondità, attraverso il dubbio e l’indagine possono avvicinarsi alla sua complessità.

Nella strada che percorro spontaneamente mi affido all’intuito per captare l’idea che si nasconde nelle cose, per rivelarla poi per mezzo della materia. Concettualmente la mimesi sminuisce o addirittura annulla ogni valore artistico all’opera, poiché risulta essere una cattiva copia lontana dal reale, ma se l’attenzione è rivolta ad una intensa ricerca interiore, che metta in luce quegli aspetti meno evidenti ma certamente più reali, credo che la mimesi possa essere di grande aiuto per fermare i punti necessari ad una buona crescita .

Platone, che non accettava la mimesi come espressione figurativa artistica per il suo effetto ingannevole di nascondere la distinzione tra il vero e il falso, accettava invece quella forma d’arte priva di contenuti naturalistici, rigidamente schematica, geometrica o concettuale.

Credo che mediare in questo senso sia corretto e che prendere in prestito, forme, materia e colori al fine di una intima crescita interiore non possa che essere positivo.

Dipingere la realtà non può essere un fatto istintivo e irrazionale, ma un bisogno mosso dall’intuito, illuminato dall’ idea spontanea e appassionata di voler fare luce in quello scenario di caos quotidiano che, oggi come in passato, confonde e falsa il nostro reale bisogno.

 

 In questo modo dipingere o in ogni caso creare non importa qual è lo strumento, diventa arte, poiché è un modo per acquisire sensazioni, emozioni e conoscenza.

 

Il rapido progresso degli ultimi anni, lascia un distacco o meglio apre un netto divario fra lo sviluppo tecnologico esterno e la crescita intellettiva e spirituale dell’uomo, tale da proiettare il progresso materiale nel futuro e mantenere la crescita interiore dell’uomo ferma all’anno zero. 

 

 Oggi più che mai è necessario fare i primi passi sulla strada della ricerca e della conoscenza interiore, ripartendo dai valori antichi tramandati dai saggi del passato, oggi purtroppo seppelliti come le antiche necropoli.

Riportare alla luce questi tesori perduti significa voler agire in modo totalmente sincero e appassionato, tale da far dimenticare ogni sorta d’arrivismo sfacciatamente egoistico.

 

 Molte forme di comunicazione visiva sono così poco congrue con il percorso intrapreso da non poter essere definite arte, ma piuttosto business, ben lontano dall’arte perché privo di etica e buon costume.

 

Dotato infatti della grande capacità di nascondere la distinzione tra il vero ed il falso, crea altra polvere sul caos già esistente.

 

Nel business gli archetipi-concettuali, divenuti strumenti dalle potenzialità sempre maggiori, sono utilizzati esclusivamente in modo scorretto al fine di propaganda, per favorire interessi personali.

                                                                                                  

Risultato? Confusione totale, non riusciamo più a distinguere ciò che ha valore da ciò che lentamente e in modo progressivo ci inaridisce culturalmente e socialmente.

 

 L’ARTE non è falsità, nel senso che è vera nel momento in cui suscita entusiasmo poetico, amore, tristezza, compassione ed ogni sentimento nobile ed educativo; per questo l’arte si lega alla filosofia assicurando la ricerca interiore dell’uomo.

Fra queste supreme attività non vi è differenza di contenuto, è diversa la forma, perché l’arte esprime in modo diretto e concreto gli stessi concetti della religione e della filosofia.

 

 Arriviamo al senso pieno dell’arte se non trascuriamo l’idea che questa non sia semplicemente invenzione fantastica, ma piuttosto una codifica della realtà, o meglio una dea dal linguaggio diretto, chiaro ed armonico.                                 

 

 Tale visione può essere solamente  condivisa se si riconosce la dualità di cui l’uomo è composto; se riusciamo a vedere la parte fisica del nostro corpo divisa dalla parte meno tangibile dentro di noi, allora ci sarà naturale osservare quell’aspetto sensibile appartenente all’arte.

 Ci troveremo allora faccia a faccia con quel mondo infinito, in continuo movimento sempre nuovo e perfetto fatto di armonia, di cui l’arte ne è madre e maestra.

 

  Maestra perché ci educa all’introspezione insegnandoci a guardare in profondità e a penetrare in quella dimensione d’equilibrio, regno dell’armonia, creatura  Divina, primogenita dell’ARTE.

 

  L’ARMONIA è la sostanza di tutti quegli eventi o cose che definiamo essere belle.

 

  La “bellezza” è varia e muta in ogni epoca e civiltà; infatti “bello” non è monotono, ripetuto, già noto, ma sempre unico originale ed ETERNO.

 Nel bello si annuncia il Divino.

 

  L’armonia è la guida spirituale naturale dell’artista, poiché per poter comunicare con gli strumenti a sua disposizione, disegno, scultura o quanto altro deve praticare le leggi di composizione appartenenti al Divino.

 

 Senza composizione non solo non ci    potrebbe essere nessuna forma d’arte plastica o visiva, ma neppure scienza, ingegneria, architettura, design, decorazione, moda. Si aprirebbe uno scenario innaturale di arida desolazione, immobilità, assenza totale di ARMONIA. Non esisterebbe nessun conflitto di elementi contrari, o meglio l’equilibrio appartenente al principio originario, dove il positivo e il negativo, la luce e le tenebre, il razionale e l’irrazionale coesistono in perfetto equilibrio armonico. 

 

                                                                                 Marcello Mancuso

 


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Marcello Mancuso